TUTELARE IL VINO DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Nella cornice di Cortina d’Ampezzo dove si è svolta quindicesima edizione di VinoVip, la manifestazione biennale promossa dalla rivista Civiltà da Bere con il supporto di Vinitaly (Verona Fiere), i temi trattati sono stati la crisi del vino e il cambiamento climatico. 

Su questi temi si sono confrontati quattro mostri sacri della viticoltura italiana: Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan. Sui cambiamenti climatici si sono tutti espressi in maniera concorde: rappresenta un problema grave. Per Fausto Maculan, patron dell’omonima cantina, l’innalzamento delle temperature rappresenta un vero pericolo anche economico perché il mercato vuole più bianchi e meno gradazione alcolica, ma il cambiamento climatico impedisce di seguire questo cammino.  Ma non è l’unico pericolo rappresentato dal cambiamento climatico, come ha illustrato, in altra occasione, il direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Diego Tomasi rispondendo ralle domande di Alessandro Torcoli direttore della rivista Civiltà del Bere. Uno studio, commissionato dal Consorzio, ha evidenziato come l’aumento delle temperature stia accelerando e, nel caso specifico dell’area di Valdobbiadene, patrimonio Unesco, come lo stress termico tra caldo e freddo, necessario perché l’uva mantenga una acidità fondamentale per la produzione dei prosecchi, rischi di venir meno, mettendo fine ad un prodotto da un miliardo di bottiglie l’anno. Secondo Diego Tomasi, quanto sta accadendo è così grave che sono allo studio la possibilità di avvalersi di altri vitigni con maggiore acidità e resistenza al calore, che possano sostituire il vitigno glera oggi alla base del Prosecco. 

Altro tema la crisi del vino, testimoniata da un vertice dei produttori di Francia, Italia e Spagna, svoltosi il 30 giugno e il primo luglio, a Irouléguy in Francia, che ha portato ad un appello congiunto all'Ue. I produttori hanno chiesto di non tagliare i fondi al settore nella prossima Politica Agricola Comune (Pac), di ridurre la burocrazia e di sostenere il comparto contro il calo dei consumi. In questo caso, i quattro Tenori del vino italiano, come sono stati chiamati nel titolo del talk show di apertura del summit, non si sono trovati completamente d’accordo. Se Piero Antinori ha sottolineato come il vino non possa essere accomunato alle altre bevande, che siano birra o spiriti, sottolineando l’esigenza di una comunicazione meno legata al marketing e più vicina all’aspetto storico culturale del vino, per Sandro Boscaini l’errore è stato compiuto dai vignaioli stessi, che non si sono accorti che il mondo stava cambiando e hanno continuato a promuovere il vino alla vecchia maniera. Inoltre, secondo Boscaini il vino deve mantenersi umile, saper guardare a tutti i ceti. Diversa l’opinione di  Angelo Gaja, per il quale la crisi del vino dipende più da quanto sta accadendo nel mondo, le guerre in corso, che stanno mortificando l’economia globale. Gaja si dice ottimista sul fatto che la crisi verrà superata, dicendosi più preoccupato per il clima. Citando Prezzolini che nel 1921 sul suo Codice della Vita Italiana scriveva: "Tutto il male dell’Italia viene dall’anarchia. Ma anche tutto il bene”, Angelo Gaja ha ribadito che per lui il vino italiano è il campione assoluto e ha una forza straordinaria. Saprà risollevarsi.

A seguire, è stato consegnato a Marilisa Allegrini, presidente del Gruppo che porta il suo nome, il Premio Khail 2026, riconoscimento intitolato al fondatore di Civiltà del bere e destinato a chi si è distinto nella valorizzazione del vino italiano nel mondo.

2026-07-14T15:45:34Z